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Eugene Smith nacque nel 1918 a Wichita, negli Stati Uniti. Fin da adolescente mostrò un grande interesse per la fotografia: a 14 anni iniziò a scattare con la macchina fotografica del padre e poco dopo cominciò a pubblicare le sue prime foto su alcuni giornali locali. Dopo il liceo si trasferì a New York per lavorare come fotografo professionista e collaborò con riviste importanti come Newsweek e poi Life.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Smith si unì ai fotografi di guerra di Life e seguì da vicino le operazioni militari nel Pacifico. Documentò battaglie molto dure e le condizioni dei soldati, diventando noto per la sua capacità di cogliere momenti intensi e realistici. Nel 1945 rimase gravemente ferito da una granata a Okinawa. La riabilitazione fu lunga e Dopo la guerra tornò a lavorare per Life e realizzò alcuni dei reportage fotografici più famosi del Novecento.
Tra questi ci sono:

 

Dopo la guerra tornò a lavorare per Life e realizzò alcuni dei reportage fotografici più famosi del Novecento.
Tra questi ci sono:

  • “Country Doctor” (1948): la vita quotidiana di un medico che assiste una comunità rurale.
  • “Nurse Midwife” (1951): la storia di una levatrice afroamericana che lavorava nelle zone più povere degli Stati Uniti.
  • Il progetto su Pittsburgh: un enorme lavoro che voleva descrivere l’intera città, dai quartieri industriali alla vita delle persone. Questo progetto gli richiese anni e produsse migliaia di foto, anche se non fu mai completato completamente.

 

Negli anni ’70 Smith si trasferì in Giappone insieme alla moglie Aileen per documentare la malattia di Minamata, causata dall’inquinamento da mercurio di una fabbrica chimica. Le sue fotografie mostrarono in modo diretto le sofferenze degli abitanti e attirarono l’attenzione internazionale sul problema. Una delle immagini più note, Tomoko in Her Bath, divenne un simbolo della denuncia contro l’inquinamento industriale.

Smith ebbe una vita complicata: era molto esigente con se stesso, lavorava spesso fino allo sfinimento e difendeva con forza la libertà dei fotografi. Ebbe diversi problemi economici e di salute, ma non smise mai di credere nella fotografia come mezzo per raccontare la verità. Morì nel 1978 a causa delle conseguenze dei ferimenti e dello stress accumulato negli anni.

Oggi viene considerato uno dei maestri del fotogiornalismo e un esempio di dedizione alla professione.

 

Quando penso a W. Eugene Smith, mi viene in mente un fotografo che metteva tutto se stesso nel suo lavoro. Le sue foto non sono solo belle: raccontano storie vere, spesso difficili, e fanno capire cosa provano davvero le persone. Mi piace il modo in cui usa la luce e come riesce a cogliere momenti molto intensi.

Quello che mi colpisce di più è quanto fosse determinato, a volte anche troppo. Era disposto a rischiare molto, persino la salute, pur di fare la foto che voleva. Da una parte lo ammiro per questo, dall’altra mi fa pensare che forse esagerava.

In generale, guardando le sue immagini capisco meglio il mondo e mi rendo conto che la fotografia può far vedere realtà che spesso ignoriamo. Smith ha fatto proprio questo: ha mostrato la verità, anche quando era dura da accettare.

 

fonti 

 

im Hughes – W. Eugene Smith: Shadow & Substance (McGraw-Hill, 1989)

  1. Eugene Smith – W. Eugene Smith: Master of the Photographic Essay (Aperture, varie edizioni)

National Museum of Modern Art, Tokyo – Materiali sulla serie “Minamata”
MAGNUM Photos – Profilo ufficiale su Eugene Smith